La seconda settimana di aprile i designer di tutto il mondo si sono dati appuntamento a Milano per il Salone del Mobile: una fiera che dura una settimana e che ogni anno mette in mostra le ultime innovazioni nel campo dei mobili e del design. Abbiamo collaborato con Fabrica, un centro di ricerca per giovani design, per dare vita a “Housewarming” nella storica Villa Crespi di Milano. Abbiamo posto una domanda a questi artisti: “Quali tradizioni, scambi o piccoli regali vi fanno sentire maggiormente a casa? Che cos’è per voi l’ospitalità?

È ovviamente difficile trasformare un’interpretazione creativa dell’ospitalità in una mostra d’arte. Questa deve essere anche interattiva. A Villa Crespi, la famiglia Crespi ha ospitato Henrietta Thompson, editor della rivista Wallpaper. Qui ha potuto osservare personalmente in che modo questi designer interpretassero l’idea di accoglienza. Le abbiamo chiesto di condividere con noi com’è stato sentirsi a casa a Villa Crespi con Fabrica. Ecco cosa ci ha riferito:

Henrietta:

“Sentirsi a casa ovunque”? Beh, se proprio insistete… Se potessi, ci rimarrei proprio volentieri in uno di questi stupendi palazzi milanesi… Mi sono sentita davvero viziata sentendomi come a casa mia a Villa Crespi. Questa villa è raramente aperta al pubblico e vedere anche solo di sfuggita la meravigliosa scalinata in marmo e i fantastici affreschi è un vero privilegio. Per tutta la durata del Salone del Mobile, la fiera del design che si tiene ogni anno in città nel mese di aprile, la famiglia Crespi mi ha ospitata nella sua casa del XIX secolo. Mi hanno dato il permesso di svuotare il frigo se avessi avuto fame, di fare un giro nel loro giardino lussureggiante se avessi avuto bisogno di prendere un po’ d’aria e di ammirare le opere sui muri della casa per puro piacere. Ogni sera mi aggiravo per la casa col mio pigiama e le mie pantofole su pavimenti intarsiati e ogni mattina mi risvegliavo davanti a un bellissimo soffitto dipinto a mano mentre gli uccellini cantavano sul balcone.

La missione, che ho accettato più che volentieri, era quella di testare le installazioni sperimentali esposte nella casa. “Housewarming” è un progetto che nasce dalla collaborazione tra Airbnb e Fabrica, il centro di ricerca sul design. In questo progetto, 19 studenti hanno accolto i visitatori e creando installazioni interattive per farli sentire a casa.

Ogni paese ha il suo modo di trasmettere un senso di ospitalità: dei rituali che si sono evoluti nel corso del tempo diventando un’abitudine in ogni luogo. I desiner di Fabrica vengono da tutto il mondo e hanno esposto nelle loro opere la loro tradizione.

I designer innanzitutto si sono chiesti cosa significasse consegnare a qualcuno le proprie chiavi di casa, mi ha spiegato Sam Baron, il direttore creativo di Fabrica, mentre mi faceva strada verso le mie stanze. “Abbiamo inoltre analizzato il momento in cui host e ospite si incontrano e comunicano. Abbiamo voluto concretizzare tutto ciò tramite una serie di momenti creativi.”

Ora ci vorrebbe troppo tempo per parlare di tutti e 19 i progetti ma posso dire che ognuno di questi, sperimentato da visitatrice, è stato davvero caloroso. Dalla tazza di tè che Daniel Rous mi ha versato per colazione (essendo britannica, questo è un rituale fondamentale per me e la strana teiera e gli alambicchi di vetro soffiato hanno reso il tutto ancora più affascinante) alla candela che Nikita Bhate mi ha chiesto di accendere nel suo “muro di luce” Samai quando sono entrata nel palazzo. Ogni rituale aveva un ruolo ben definito: creare una struttura per le proprie relazioni e la routine con gli host.

Mi sono divertita a battere nel giardino con una sorta di mazza delle palline da tennis tagliate a metà mentre il vecchio guardiano della casa, un labrador, mi osservava apatico. Alex Rothera ha organizzato questo stickball ispirandosi alla sua infanzia trascorsa in un quartiere disagiato ma ricco di risorse e divertimento di Filadelfia. Ho apprezzato la creazione di Tom Fether chiamata “Pieces of Advice”: una serie di pezzi di un puzzle che danno consigli sulla città mano a mano che l’opera viene ricomposta. Ogni volta che dovevo fare la toeletta, Marcello Venturini mi offriva una saponetta fatta a mano a Milano. Tomomi Maezawa ha realizzato a mano delle borse di tela, un progetto che si ispira all’ospitalità giapponese in cui l’host si prende cura del suo ospite mentre quest’altro porta qualcosa in regalo per ricambiare la gentilezza. I visitatori della sua esibizione davano il proprio nome e lei lo stampava in caratteri giapponesi sulla tela prima di firmare l’oggetto con inchiostro rosso, una tradizione dei calligrafi del Sol Levante.

Mentre digito queste parole, ho davanti a me una carta dei tarocchi, un ricordo da Catarina Carreiras, il cui mazzo di carte fatto su misura è stato distribuito in modo casuale nella casa. È stato un gioco che è diventato una sorta di piccola caccia al tesoro personale durante il mio soggiorno. Mentre le carte divertivano e facevano riflettere contemporaneamente, un aspetto del mio futuro diventava evidente a prescindere da ciò che veniva previsto: il mio prossimo viaggio a Milano sarà senza dubbio ricco di attività appaganti. Durante i miei quattro giorni di permanenza mi sono sentita più che benvenuta e il Salone del Mobile di quest’anno mi ha ispirata più che mai. La sensazione di essere a casa e un tempo magnifico hanno reso l’edizione 2015 del Salone la migliore fino ad ora.

 

 

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